La divisione Matteotti

Introduzione

Accade sempre più di frequente di leggere in affrettati resoconti memorialistici cui si accede attraverso i portali delle più svariate cronache resistenziali presenti in Internet, affermazioni non veridiche né documentalmente comprovate circa le vicende legate alla presenza e all’attività delle formazioni partigiane di “Giustizia & Libertà” operative in alta e bassa Valfontanabuona, Valle Scrivia , Val Trebbia e Val d’Aveto a fianco della Divisione Garibaldina “Cichero”. La più tenera di queste affermazioni (dettate più da ignoranza dei fatti che da pulsioni settarie) descrive le unità facenti capo ad Umberto Parodi (il T.V. Antonio Zolesio) come contingenti riottosi, imbelli e privi di moralità che alla prima occasione erano stati disarmati dagli stessi garibaldini e messi in condizione di non nuocere. Facendo salvo l’episodio dei disarmi, effettivamente avvenuti (ma  non nelle modalità né per le ragioni ivi descritte) sarebbe bastato consultare saggiamente i documenti storici disponibili presso tutti gli archivi istituzionali (Archivio di Stato di Genova, Archivio dell’ILSREC, Archivio della Regione Liguria, Fondo Gimelli, Fondo Zolesio, Fondo CLN, Archivio del P.d’A. e quant’altro) per ristabilire con la dovuta decenza un minimo di verità. Verità che il compendio qui di seguito esposto si propone di riaffermare rimandando anche il lettore più scettico alle fonti puntualmente citate nel volume “La collina delle lucertole” (Ed. Gammarò – 2008) dello stesso estensore di queste note.

La storia

1945 - Partigiani giellisti in festa dopo la deposizione delle armiQuando, nella primavera del 1944, le prime formazioni gielliste si organizzarono in banda armata sui monti dell’alta Valfontanabuona, in un’area geografica che si estendeva a grandi linee dalle Valli Bisagno, Scrivia e Borbera a ovest sino alle Valli Aveto, Graveglia e Sturla a est, e dai crinali della catena dei monti Antola, Carmo, Alfeo, Maggiorasca, Tomarlo e Penna a nord  sino a tutta la fascia costiera a sud (la futura VI Zona Militare Operativa), nel comprensorio testé indicato erano già operativi da tempo alcuni agguerriti nuclei di “ribelli” garibaldini che avevano dato vita alla III Brigata “Garibaldi” (più tardi Div. “Cichero”) la quale, al comando del 22enne S/Tenente di Complemento del Genio Aldo Gastaldi (“Bisagno”), s’era insediata nella zona con l’intento di coprirla dalle scorribande delle forze di occupazione germaniche alacremente appoggiate e coadiuvate dalle eterogenee truppe fasciste della neonata R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana) con sede a Salò.

Fascia (gi� Repubblica Autonoma): Monumento a BisagmoComandava questi primi gruppi formatisi sotto le insegne di “Giustizia e Libertà” il T.V. di Complemento Antonio Zolesio, nato a Montecarlo (P.to di Monaco) nel 1909, laureato presso l’Università genovese in Economia e Commercio e proveniente dall’Accademia Militare di Livorno. Egli aveva sposato nel 1938 Natalia Wronowska, nipote acquisita di Giacomo Matteotti per via della madre Nella la quale era sorella di Velia moglie, per l’appunto, del parlamentare socialista ucciso dai sicari di Mussolini il 10 Giugno del 1924.
Il movimento antifascista “Giustizia e Libertà”, che diede il nome, oltre a questa, anche a numerose altre formazioni partigiane omonime, s’era costituito a Parigi nel 1929 poco dopo la rocambolesca fuga di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Fausto Nitti dalla colonia penale di Lipari (27 luglio 1929) con l’intento di promuovere direttamente in Italia un’azione di opposizione al regime fascista su basi rivoluzionarie  e clandestine. Vi avevano aderito subito numerosi esponenti repubblicani, socialisti e democratici quali i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Emilio Lussu, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Alberto Tarchiani, Francesco Fancello, Nello Traquandi e lo stesso Gaetano Salvemini. Nel 1931 “G&L” aveva a sua volta aderito alla “Concentrazione Antifascista”, organizzazione politica fondata in Francia nel 1927 per iniziativa di transfughi antifascisti di tutti i Partiti costretti a lasciare l’Italia. Sempre da Parigi “G&L” aveva poi organizzato brigate di volontari a sostegno della  legittima repubblica spagnola durante la guerra civile del 1936-1939.
Il Partito d‘Azione, di cui “G&L” all’epoca dei fatti narrati costituiva il vero braccio armato su tutto il territorio nazionale ove la guerra era ancora in corso (quasi una milizia di Partito così come lo erano, per antonomasia, le brigate garibaldine per il PCI), s’era invece, sotto l’aspetto organizzativo, costituito clandestinamente più tardi, quando la folle guerra “totale”voluta da Mussolini cominciava a mostrare vistose crepe in tutti i settori militari e su quei fronti ove le inadeguate truppe del Regio Esercito erano state mandate irresponsabilmente allo sbaraglio. Luogo deputato alla nascita di questo nuovo soggetto politico di ispirazione riformista, mazziniana e risorgimentale era stato Firenze dove nel Giugno del 1942 a Casa Comandini era stato formalmente approvato il documento programmatico detto “dei 7 punti” (già approntato, peraltro, sin dal dicembre dell’anno precedente), primo manifesto del movimento rappresentato nell’occasione da La Malfa, Comandini, Volterra, Mercurelli, Albasini Scrosati e Mario Damiani.
La Liguria non era affatto assente nella fattispecie né lo sarà più tardi quando il fronte antifascista, favorito dal vistoso calo di consenso della pubblica opinione a favore del regime, si organizzerà anche militarmente mettendo in campo proprie forze di guerriglia contro il composito ma determinato esercito fascista repubblicano e contro le più temibili e meglio organizzate compagini tedesche.
Ge. 29 Apr�45 � Studio Avv. Eros Lanfranco: Com.te Div. �G&L-G.Matteotti� Antonio Zolesio (�Umberto Parodi�) con Prof. Mario Zino (�Lorenzo�)Antesignano di questo movimento identitario nella nostra Regione era stato Lino Marchisio (“Zio Murion”). Con lui e oltre agli azionisti capofila Eros Lanfranco (“Lanata”), Cristoforo Astengo, Luciano Bolis (“Fabio”) e Marcello Cirenei (tutti affermati professionisti), l’azionismo ligure poteva contare su altri nomi di riconosciuto ed elevato prestigio: Mario Cassiani Ingoni, Leonida Balestrieri, Mario Zino, Pino Levi Cavaglione, Annibale Ghibellini i più famosi che vengono citati per tutti. E, finalmente, Antonio Zolesio che, comandato dal suo Partito ad organizzare formazioni gielliste nel medio levante ligure adotterà l’identificativo tutto genovese diUmberto Parodi.

Sotto l’aspetto squisitamente storicistico, l’idea di unificare come Formazioni di “Giustizia e Libertà” le diverse bande partigiane formatesi al seguito dei gruppi riconoscentisi nel composito aggregato azionista appartiene a Vittorio Foa. Sulle prime lo stesso Ferruccio Parri (“Maurizio”), Comandante Generale delle “G&L” e Vicecomandante del CVL (Corpo Volontari della Libertà) oppose qualche riserva, ma la sua decisione definitiva di appoggiare la costituzione delle “G&L”come espressione del P.d’A. gli valse persino l’approvazione dei maggiorenti comunisti (in primis Giancarlo Pajetta in persona) che vedevano in esse un rafforzamento del blocco resistenziale delle sinistre.
Questo atteggiamento lungimirante e saggio non doveva, purtroppo, trovare analogo riscontro negli accadimenti che caratterizzarono, almeno inizialmente, i rapporti di accoglienza dei primigiellisti al loro apparire in quella zona dell’entroterra tigullino già presidiata militarmente dai garibaldini. Sulla scorta delle sue previe e tutt’altro che banali esperienze resistenziali, Zolesio riteneva che il P.d’A., presente con suoi rappresentanti tanto nel CLN (Comitato di Liberazione Nazionale Ligure) quanto nel CMUR (Comando Militare Unificato Regionale), da Genova gli avesse opportunamente preparato il terreno presso le altre delegazioni dell’esarchia antifascista allo scopo di fugare da subito potenziali incomprensioni e malintesi circa la volontà di operare autonomamente a fianco delle formazioni garibaldine e in armonia con esse. Umberto aveva più d’una ragione di non aspettarsi di meno da chi gli aveva imposto di assumersi tale improbo compito per ragioni più politiche che di sostanza. All’epoca del suo esordio in alta Valfontanabuona, infatti, egli poteva già vantare un curriculum di tutto rispetto sia nel campo della cospirazione che in quello delle attività di montagna. La sua militanza azionista datava da ben prima della caduta del fascismo (25 luglio 1943), e in clandestinità egli aveva coperto la carica di Segretario militare per la Liguria del P.d’A. (conferitagli da Parri medesimo), ruolo ch’egli aveva svolto nel segreto d’un ufficio di copertura sito in Via S. Giorgio 2 a Genova prima d’essere scoperto dalla Polizia segreta fascista, che lo stava accanitamente ricercando, e costretto a riparare in Riviera. Ma nel frattempo gli era riuscito di formare all’interno del Comando Marina una “Brigata Mare” di circa 20 uomini fidatissimi con i quali aveva anche svolto azioni di disturbo, sabotaggio ed appropriazione di armi nella Zona di Fumeri (tra Mignanego e il Passo dei Giovi), accudendo altresì (coadiuvato dal Com.te Luisito Salvarezza) una cinquantina di prigionieri inglesi e sudafricani fuggiti dai campi di concentramento del piacentino. Da Chiavari, ove s’era rifugiato insieme alla moglie e ad alcuni membri della famiglia Wronowski e Matteotti, Zolesio era stato di gran furia spedito dai suoi Capi nello Zerasco dove a Torpiana (a mezza strada tra Sesta Godano e Pontremoli) sotto il nome di copertura di “Capitano Antonio”aveva dato vita, a partire dal Natale 1943 e con l’ausilio dei cugini d’origine israelita Gaetano ed Edoardo Basevi, di Mario Da Pozzo, Vero Dal Carpio (“Boia”), Mario Foce, Cesare Godano, Vittorio Manfredini e altri, ad un primo nucleo di partigiani giellisti inquadrati in un primo tempo nella “Brigata d’assalto Lunigiana” la quale, pur dispersasi con perdite significative a seguito del fulmineo rastrellamento nemico del 5 Aprile 1944, finirà tuttavia col costituire l’embrione della più celebre “Colonna Spezzina GL” che arriverà a contare negli ultimi mesi del conflitto circa 800 combattenti con ben 111 caduti in azione.
Queste le credenziali di Antonio Zolesio quando  alla fine di  marzo 1944 era stato richiamato e dirottato in Fontanabuona dove l’attendeva una nuova dura prova.

Ge. 1945 - Capo Delegazione ligure  formazioni �G&L� con Com.te di Brg.Come detto, i Capi azionisti della Delegazione Ligure delle formazioni partigiane G&L [in ordine cronologico di apparizione: Mario Zino (“Lorenzo”), Luciano Bolis (“Fabio”), Giovanni Trombetta (“Tomasi”), Antonio Giusti, Giulio Bertonelli (“Balbi”), Mario Gherardi (“Grimaldi”)] anziché garantirsi preventivamente un consenso pieno presso le organizzazioni consorelle, si preoccuparono di far confluire precipitosamente in Fontanabuona numerosi elementi (in maggioranza ex militari del R.E. e graduati di Marina) a sostegno del contingente che Umberto si stava faticosamente industriando di assemblare dirigendo le operazioni da un casone di Serra di Moconesi ove egli aveva provvisoriamente insediato il suo primo Comando. Fu così che il primissimo aggregato militarmente organizzato a riconoscersi dichiaratamente in “G&L” (e che i garibaldini s’affrettarono a battezzare “Banda Parodi”) si componeva di un reparto “Matteotti”, già dislocato a Montoggio, fornito dal reclutatore di area  socialista Giuseppe Machiavelli (“Stella”) di Torriglia,  di un nutrito contingente conosciuto come “Banda Nicola” capeggiato dal dissidente Nicola Cusanno ex Sergente degli Alpini già appartenente al distaccamento “Scintilla” mossosi dall’Antola alla volta di Cichero, e di altre diverse unità decentrate sparse sul territorio compresi alcuni ex prigionieri inglesi. Secondo la testimonianza datane da Pierlorenzo “Pilli” Wronowski (“Carlo”) con l’aggregazione di tutti i reparti la G&L avrebbe, a quella data, portato i suoi effettivi a “…147 uomini suddivisi in 3 distaccamenti bene armati…”  (sic). È comunque provato che la formazione risultatane assunse dapprincipio l’identificativo di Btg. “Piero Borrotzu” e che alla sua testa venne posto “Murri” (il Cap. Franco Fantozzi) coadiuvato da “Olivo” (il T.V. Olivo Mezzacasa). La prima misura da essi adottata senza esitazione dietro istruzioni del Com.te Umberto fu quella di sciogliere l’ex “Banda Nicola” ma non prima d’averla drasticamente depurata di tutti gli elementi di dubbia moralità.
Nelle more di alcune spavalde operazioni d’avanguardia compiute alla fine di Giugno a danno di presidi nazifascisti e di cantieri della Todt nel territorio di Torriglia e di Bargagli, la formazione “G&L” fontanina ebbe la sua prima vittima: Emilio Ravera di Lumarzo, di soli 17 anni, caduto il 26 giugno in una scaramuccia con una pattuglia della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana).
Nella notte tra il 4 e il 5 luglio 1944, con un audace colpo di mano a lungo studiato, una squadra di circa 30 elementi guidata da Murri prese d’assalto e liberò il Campo di Concentramento n° 52 dei Piani di Coreglia (Calvari) già adibito alla detenzione dei prigionieri di guerra del Commonwealth. All’epoca dei fatti il campo ospitava una ventina di detenuti politici e civili ebrei rastrellati nel circondario genovese e destinati alla deportazione nei campi di sterminio germanici; essi erano guardati a vista da una guarnigione di guardie armate e militi della RSI. Insieme ai prigionieri liberati, soddisfacente (anche se non clamoroso) fu il bottino di guerra conquistato consistente in materiale bellico, vestiario e somme di danaro.

1944-45: Avanguardie del dist.to �Ventura� Brg. �A.Lanfranconi� alle falde del M. CaucasoA quella data, con l’incontro di Cisiano del 14 giugno precedente traBisagno e Miro (Anton “Toni” Uckmar, un Comandante triestino di origine slava proveniente dai quadri del PCI e rivoluzionario di professione), i limiti geografici e di competenza della VI Zona erano già stati frettolosamente impostati stabilendo il temporaneo controllo militare della medesima da parte della “Cichero” (con sede del Comando a Gorreto in Val Trebbia) in attesa che le diatribe sorte per la formazione del costituendo CZ (Comando Zona) trovassero un punto d’intesa.
L’inattesa liberazione del campo di Calvari si coprì così di significati simbolici ben al di là degli effetti pratici ottenuti ed ebbe la conseguenza di porre definitivamente i “G&L” in rotta di collisione con i garibaldini i quali, rivendicando l’esclusiva della “gestione” della guerra partigiana di montagna e il monopolio della loro presenza sul territorio, non sopportarono quella che ai loro occhi si configurava come l’ennesima intollerabile devianza da parte dei “concorrenti” giellisti. In una settimana accadde di tutto.
A partire dal 23 giugno una serie di incontri aveva avuto luogo tra Bisagno e Umberto, ognuno accompagnato dalle rispettive delegazioni: il primo a Barbagelata presenti Bisagno e “Marzo”Canepa; nel secondo incontro (27 giugno) ad essi s’era aggregato Athos Bugliani (“Lucio”); nell terzo incontro s’era aggiunto ai tre Anelito Barontini (“Rolando”); accompagnava Umberto il fido“Stella”. Di tutti i colloqui avuti con i capi garibaldini, Umberto s’era premurato di fornire ampi resoconti scritti al suo referente di allora: il Col. “Balbi” (Giulio Bertonelli) il quale aveva debitamente risposto assicurando Umberto che, dietro suo imperioso sollecito verbale e scritto, i colleghi del CMUR avrebbero provveduto ad intervenire con tempestività presso il Comando dei garibaldini sanando d’autorità ogni diatriba e consentendo alla compagine giellista di operare autonomamente sul territorio accanto ad essi.
Ma le posizioni delle due parti erano troppo distanti: semplificando di molto, Umbertorivendicava il diritto ad una propria autonomia strategica e gestionale pur in un rapporto di reciproca collaborazione all’interno del territorio con l’assegnazione consensuale di zone di competenza; Bisagno obiettava che se la formazione giellista non si fosse rassegnata ad essere interamente assorbita e posta tout court in stato di sudditanza agli ordini del Comando della “Cichero”, essa sarebbe stata neutralizzata e sciolta con la forza. L’atteggiamento intransigente di Bisagno trovava la sua ragion d’essere nell’osservanza del cosiddetto “spirito di Cichero” con il quale egli aveva improntato i rapporti con le proprie forze ed i connotati comportamentali di queste verso tutte le espressioni del partigianato, del territorio e della popolazione. Tale “spirito” consisteva in una serie di imperativi che anteponevano, intanto, le proprie regole alle sollecitazioni politiche provenienti dalla città, e la prima di queste regole imponeva che il fine dell’organizzazione fosse quello di dare un’impronta unitaria alle formazioni ribelli, per cui le solidarietà personali prevalevano su quelle politiche di Partito. Ciò non toglie che i garibaldini volessero fortemente il controllo del territorio in cui operavano e questo spiega perché mal sopportassero l’interferenza costituita dalla presenza di gruppi “concorrenti” poco propensi a conformarsi ai loro dettami.

1944-45 - Dist.to �G&L� nei pressi del Passo del GabbaIl pomeriggio dell’11 e nella notte tra l’11 e il 12 luglio 1944 le forze partigiane garibaldine della “Cichero” diedero il via ad una capillare operazione di disarmo dei distaccamenti giellisti dalla base di Corsiglia sino a Montebruno e oltre; tali operazioni si protrassero per diversi giorni incontrando sporadiche resistenze ma suscitando sgomento e indignate reazioni. A seguito dell’intervento indispettito del P.d’A. presso il CMUR e il CLN si giunse ad un primo temporaneo compromesso tra la “Formazione Parodi” e la III Brg. Garibaldi sancito da un documento con il quale quest’ultima dichiarava di sospendere ogni iniziativa di contrasto in attesa di ulteriori disposti dei superiori comandi. Tale accordo, del tutto interlocutorio, ebbe vita breve giacché, disattendendo tutte le attese legittimate dai numerosi incontri avvenuti tra le parti a differenti livelli, e senza preavviso di sorta, a partire dal 20 luglio la neutralizzazione manu militari dei nuclei giellisti riprese con rinnovata lena in tutta l’area sino a culminare, il pomeriggio del 3 agosto, nella cattura del Comando di Brigata al completo presso la Pietra Cavallina (alle pendici del Caucaso) e nella sua traduzione al Comando garibaldino di Rovegno. Ciò che s’era salvato nella prima fase del disarmo venne così totalmente alienato nella seconda: armamento, vettovaglie e quant’altro. In seguito agli aspri e imbarazzati colloqui che ne scaturirono (pur tardivamente, da Milano intervenne anche il CLNAI che stigmatizzò aspramente quello che venne giudicato un atto arbitrario e dispotico), Umberto si convinse d’essere senza via d’uscita e finì con l’accettare obtorto collo di passare alle dipendenze della “Cichero” a condizione che venisse mantenuta per la formazione al suo comando la denominazione di “Brigata Giustizia e Libertà – Giacomo Matteotti”, che questa godesse d’una relativa autonomia amministrativa e che tutto l’armamento sottratto nel corso dei due successivi disarmi venisse restituito.
Il protocollo d’intesa venne sottoscritto tra le parti il 5 agosto 1944, ratificato con un comunicato ufficiale emesso dal CMUR in data 12 agosto 1944, e il suo contenuto divulgato presso tutti i distaccamenti.
Stranamente tra Bisagno e Umberto si stabilì da allora un impensato e, per certi versi, singolare sodalizio basato su un rapporto di rispetto, stima e fiducia reciproca che non conobbe tiepidezze né ripensamenti sino alla tragica scomparsa del Comandante garibaldino avvenuta, come noto, il 21 maggio del 1945.
Verso la fine d’agosto si scatenò la prima vera offensiva su larga scala contro i “ribelli” dell’intera Zona condotta da truppe germaniche congiuntamente a forze repubblicane. Il massiccio rastrellamento mise in luce le inevitabili debolezze e le prevedibili carenze del dispositivo militare partigiano il quale, salvo alcune strenue sacche di difesa di taluni capisaldi nelle aree di Barbagelata e dell’Antola più a nord, dovette ripiegare su più fronti e, in alcuni casi, si disperse. In tale congiuntura si aggregò in un primo tempo al gruppo di Umberto l’intera Missione italo-alleata “Roberto” che si componeva di 14 elementi comandati dal Ten. in SPE Emilio Lombardi, dipendente della V Armata USA con la quale era in contatto giornaliero tramite apparecchio radio. Vi prestava servizio anche il Ten. Marco Redoano (“Cengia”) poi deceduto in conflitto.
1944-45 -  Dist.to �G&L� Brg. �A.Lanfranconi� nei pressi di BarbagelataNel prosieguo delle medesime operazioni, il 3 settembre 1944 la“G&L-Matteotti” si arricchì per la terza volta di un notevole numero di effettivi provenienti dalla Div. Alpina “Monterosa”da dove un intera colonna someggiata composta da un centinaio di uomini aveva disertato a Donega di Gattorna passando alla formazione di Umberto. La comandava il Ten. Giuseppe Gaj che assunse in seguito il nome di“Stefano Carrel” . Purtroppo nella reazione rabbiosa seguita allo sganciamento della colonna tutti i 48 muli e le relative salmerie andarono perduti, recuperati nello scontro  dagli alpini “regolari” i quali nell’occasione sottoposero la zona di Feia ad un fitto bombardamento di mortai rendendo il vallone di Roccatagliata teatro d’un sanguinoso conflitto.
Tra l’8 e il 9 settembre il Comando di Umberto si spostò di nuovo a Moconesi dove giunsero anche i gruppi di ex alpini con i quali vennero formati distaccamenti misti (3 per ogni compagnia) di 30 uomini ciascuno ai quali venne comandata la seguente dislocazione:

1a e 2a  Compagnia sopra S. Marco d’Urri.
3a Compagnia sopra Lorsica.
4a Compagnia (malati, feriti, inidonei) ai Casoni di Barbagelata.

Il 23 settembre, alla presenza di ispettori-osservatori di area comunista, si tenne a Capanne di Carrega (sotto il Monte Carmo) il più importante convegno di tutti i capi delle formazioni partigiane della Zona; nell’occasione vennero analizzate le cause e le modalità dei frettolosi sganciamenti avvenuti nei rastrellamenti recenti, si provvide ad un drastico rimpasto all’interno del Comando Zona e vennero assegnate ai Comandanti le quote in denaro per le necessità più contingenti delle loro formazioni. A tale raduno Umberto risultò assente “ingiustificato”. Ma ciò non impedì che, nel quadro del dispositivo armato appena razionalizzato, la presenza della Brigata “G&L – Matteotti” al suo comando venisse espressamente riconosciuta e legittimata come forza operante in alta Valfontanabuona nell’area compresa tra Cicagna, Gattorna, Barbagelata e la Val Trebbia (sic). In una futura scheda ufficiale redatta dal CZ tra il gennaio e il febbraio 1945 e destinata alla Missione Militare Alleata “Clover” tale forza verrà “prudentemente” quantificata in 300 effettivi più 2 battaglioni di circa 200 riservisti di non meglio identificata provenienza e destinazione.
Il 21 novembre 1944 Umberto, fortemente sollecitato dal nuovo capo della Delegazione Ligure delle formazioni G&L, “Grimaldi”  (il suo predecessore Col. “Balbi” era stato individuato ed era braccato dalla polizia fascista), accordatosi con Stella, accorpò autonomamente alla sua formazione la sedicente 24esima Brg, “Matteotti” (240 effettivi dichiarati per lo più privi d’armamento) annunciando sia al CZ che al CMUR la nascita d’una nuova Divisione G&L strutturata su 2 Brigate (“Borrotzu” e “Buozzi”). 1945 -  S. Marco d�Urri:. dist.to �G&L� Brg. �P. Borrotzu� con staffette (al femminile)Tale iniziativa venne rigettata come provocatoria e Umberto deferito al Tribunale Militare. Le conseguenze di tale pronunciamento e delle reazioni conseguenti non ebbero tuttavia seguito pratico in quanto nel frattempo i vari Comandi dovettero vedersela con le nuove operazioni di rastrellamento a puntate condotte dalle colonne celeri antiguerriglia della 162a InfanterieDivision “Turkestan” (inquadrata nel LXXV ArmeeKorps) al comando del Gen. Von Heidendorf, appoggiate da reparti italiani della Div “Monterosa, X MAS e BB.NN., che inflissero ai reparti partigiani dolorose perdite nelle quali furono coinvolti numerosi civili e diversi borghi furono dati alle fiamme. In pochi mesi sull’Appennino ligure-piemontese si contarono 262 casi di stupro “accertati” ad opera dei cd. “mongoli”.

Dal canto suo Umberto dovette spostarsi precipitosamente più volte col proprio Comando (nella prima decade di dicembre lo si dava presente nell’area di Torriglia) e altrettanto dovettero fare alcuni tra i suoi più importanti e sperimentati distaccamenti (Carrel, Furia, Milli, Luigi, Dick) disperdendosi chi verso Bargagli, chi verso Fontanigorda. Nell’incendio del casone ov’era ubicato il Comando di Compagnia di Carrel andarono purtroppo perdute armi e munizioni preziose. Altre armi nascoste nel cimitero di Caprile vennero rinvenute dai tedeschi per una soffiata.

Il Gennaio del nuovo anno, ultimo di guerra, portò con sé, oltre a copiose nevicate e ad un gelo senza precedenti, nuove disdette: la perdita del Com.te Olivo che scelse di abbandonare la formazione, seguito da un certo numero di subalterni, allettato dall’offerta di divenire V/Com.te dei neonati Battaglioni “Matteotti-Valbisagno” facenti capo al fratello di Stella, Marcello; a seguire l’incursione e il saccheggio della casa-rifugio della famiglia Zolesio-Wronowski in fuga (che ospitava anche Isabella Matteotti, figlia orfana di Giacomo) ad opera d’una squadra dirisoluti repubblichini; in ultimo l’arresto dell’anziano Casimiro Wronowski tradotto alla Casa dello Studente di Genova ed ivi tenuto segregato per 2 mesi circa.
Il 9 febbraio tra Umberto e Marcello venne siglato un verbale di delimitazione delle zone di controllo nell’area di Bargagli con l’arbitrato del CZ co-firmatario del documento. Contestualmente un’ordinanza a firma Canevari (Umberto Lazagna) per il CZ assegnava adUmberto il controllo dell’area a sud-est della Statale 45 (Barbagelata).
Il mattino seguente Carrel con un contingente di soli 20 uomini appartenenti alla III Compagnia resse per molte ore un aspro confronto con forze tedesche stimate in 150 uomini sopra la galleria di Garaventa consentendo così a 4 distaccamenti di garibaldini in difficoltà di disimpegnarsi senza perdite. Un fatto analogo si ripeterà a Barbagelata il 13 marzo con un Btg. “Matteotti-Valbisagno”. Altri fatti d’arme vengono qui deliberatamente omessi pur comparendo nei rapporti militari n° 1036 e 1038, rispettivamente del 24 e 26 marzo, e nei n° 164,167 e 173 del 7, 9 e 11 aprile.
Tra il 18 e il 19 febbraio avvenne l’importantissimo incontro tra il Comando VI Zona (Miro,Canevari, Ugo), la Missione Militare Alleata “M12”, nome in codice della Missione “Clover” (Magg. Peter Mac Mullen e Magg. Basil Davidson) e i rappresentanti del CLN ligure. Era un corollario ai Protocolli di Roma (7dicembre 1944) con i quali il movimento partigiano era stato inserito nel dispositivo dell’AAI (Allied Armies in Italy).godendo di sostegno economico (25 mln di £ire mensili per la sola Liguria).
Il perfezionamento delle operazioni di subentro ai reparti della Brg. “Berto” nel settore centrale della VI Zona (Barbagelata), già preannunciato il giorno 9 febbraio, si completò con l’avvicendamento del 20 marzo; da quella data i G&L diedero inizio a lavori di trinceramento con postazioni a difesa del perimetro (comprensivo dell’area di confluenza delle tre Valli Aveto, Fontanabuona e Trebbia) che i reparti integrarono poi con la stesura d’una linea elettrica che portò l’energia a 5 villaggi nella zona di Montebruno che ne erano privi. L’opera riscosse l’approvazione del Com.te Richards della Royal Navy inviato ad ispezionarla dal Comando Alleato.
Il giorno 26, con disposto notificato da Bisagno e sottoscritto da Marzo  per la “Cichero”, vennero assegnate alla Brg. “Berto” e alla formazione di Umberto competenze separate  per quanto atteneva alle provenienze da Favale e Priosa  (Brg. “Berto”) e da Neirone e Lavagnola (Brg. “G&L”) con impegno di reciprocità.
1945 - Alta Valfontanabuona: Com.te Brg. �G&L� in posaDa questo momento si intensificarono le istanze diUmberto per ottenere dai superiori Comandi alcuni lanci di materiale bellico (armamento e vestiario) indispensabile per equipaggiare convenientemente i suoi reparti in previsione dell’imminente azione risolutiva generale. Essendo queste andate del tutto disattese, Umberto non perse altro tempo e si attivò autonomamente ottenendo finalmente un provvidenziale aviolancio previi accordi diretti con la Missione “Roberto” (Italiana) e con la Missione “Lobo” (Americana) all’insaputa del CZ dal quale, ormai, egli si era del tutto affrancato in virtù dei sopravvenuti disposti del Comando Piazza di Genova.
Intanto, nel contesto delle attività  resistenziali sul territorio del levante ligure, i capi militari del CMUR avevano preso infatti importanti decisioni per far confluire su Genova al momento stabilito per l’insurrezione poche unità scelte delle forze partigiane di montagna in modo da non mettere in allarme gli Alleati contrari ad iniziative unilaterali.Veniva pertanto costituito un Comando Piazza, affidato a figure di militari di professione affiancati da politici di tutti partiti antifascisti, il quale, a parziale modifica del Piano “A” presentato il precedente 18 marzo dal CMUR, il giorno 13 aprile diramava una nuova ordinanza che poneva 4 formazioni partigiane sotto il suo esclusivo comando sottraendole di fatto alla giurisdizione del CZ della Sesta e del CMUR medesimo. Le 4 formazioni erano: la Volante (o Brg.) “Severino” assegnata al Comando Settore Ge-Centro, la Volante (o Brg.) “Balilla” assegnata al Comando Settore Centrale, la Brg. “Buranello” assegnata al Comando Settore Occidentale e la Brg. “Umberto” assegnata al Comando Settore Orientale. Il 20 aprile il Comando Piazza diramava un’Appendice al Piano Operativo II/Ge che per le formazioni di Umberto si risolveva nell’ordine di “…effettuare pressione contro il nemico asserragliato nel triangolo difensivo nel tratto compreso fra la Via Aurelia e le Caserme di Sturla. […] Il Settore Orientale con elementi eventualmente disponibili rinforzi l’azione della Brg. Umberto. […](sic)

Umberto affrontava la nuova situazione con un assetto del tutto rinnovato. Infatti, in attesa che il ventilato Piano Operativo “A” e segg. si concretizzasse, egli non aveva perso tempo e già il 9 aprile aveva comunicato motu proprio al CZ e al CMUR che la formazione G&L s’era costituita in Gruppo Brigate “Giustizia e Libertà – Giacomo Matteotti” disponendosi su 2 Brigate più una Formazione di Manovra con il seguente inquadramento:
∙  Comando Gruppo Brigate: Com.te Umberto; Commissario Edo; CSM Alpino; Aiutante Maggiore Antonio; Responsabile SIP Mori; Intendente Lavagnola; Direttore Sanitario Raffaele; Addetto ai lanci Fosco; Cappellano Militare Don Pippo. Tot. effettivi 32 + 21 SIP.
∙  Brg. “Piero Borrotzu”: Com.te Ugo; Commissario Luigi; V/Commissario Riccardo; Aiutante Maggiore Lume; Intendente Cecco; Servizio Sanitario De Bernardi. Composizione: 1° Btg. dislocato nel settore di Barbagelata-Canale con distaccamenti a Moconesi, Tribogna, Cornia e Recco. (Dist. “Cadei”, Com.te Milli; Dist. “Italo”, Com.te Grasso; Dist. Nando”, Com.te Berga; Dist. “Di Maggio”, Com.te Zoran; Dist. “Gori”, Com.te Luci; Squadra d’azione “A”, Com.teBistecca. Tot. effettivi 217.
∙  Brg. “Antonio Lanfranconi”: Com.te Murri; V/Com.te Carrel; Commissario Carlo; V/Commissario Gian; Aiutante Maggiore Rossi; Intendente Maresciallo; Servizio SanitarioGiacomo. Composizione: 2° e 3° Btg. Con distaccamenti a Bargagli, alta Valfontanabuona e Camogli. (Dist. “Ventura”, Com.te Furia; Dist. “Luci”, Com.te Leo; Dist. “Baletto”, Com.te Pirri; Dist. “Bifera”. Com.te Civi; Dist. “Spano”, Com.te Tom; Squadra d’azione “A”, Com.te Carlino. Tot. effettivi 217.
∙ Formazione di Manovra “Prospero Castelletto”: Com.te Sandro; Commissario Nando; Intendente Mino. Composizione: Volante “A”, Com.te Franco; Volante “B”, Com.te Hans; Volante “C”, Com.te Turiddu; Volante “D”, Com.te Bai. Tot. effettivi 66.
In particolare alcuni dei distaccamenti citati risultavano all’epoca così dislocati: dist. “Cadei” al Frisciallo; dist. “Italo” a Donderi; dist. “Nando” a Costamaglio; dist. “Di Maggio” a Pian della Chiesa; dist. “Gori” a Possasco; squadra d’azione “A” Brg. “P. Borrotzu” in formazione; dist. “Ventura” ai Casoni da Basso; dist. “Luci” a Costa Finale; dist. “Baletto” a Barbagelata; dist. “Bifera” a Tartogni; dist. “Spano” a Pian della Casa; squadra d’azione “A” Brg. “A. Lanfranconi” in formazione.
GE. Apr�45 � Delegazione ligure P.d�A./G&L nei giardini dell�AcquasolaSecondo tali dati il neonato Gruppo Brigate (che presto sarebbe assurto al rango di Divisione con effetto retroattivo) avrebbe potuto contare allora su 560 effettivi “armati” circa, escludendo le SAP e i GAP cittadini di matrice azionista e i circa 200 potenziali “riservisti” in attesa di adeguato armamento e inquadramento.
Il 23 aprile, in seguito alle disposizioni emanate dal Comando Piazza di Genova e confermate dal CZ, Umberto diramò i seguenti ordini alle sue formazioni: “La Brg. “Lanfranconi” (Com.te Murri) attacchi Uscio con direzione di movimento Barbagelata-Roccatagliata-Corsiglia-Gattorna-Uscio. – La Brg. “Borrotzu” (Com.te Ugo) punti si Sturla con direzione di movimento Monte Frisciallo-Bargagli-Monte Becco-Nervi-Sturla. – La Brg. di Manovra “Castelletto” (Com.te Sandro) effettui azioni di disturbo sulla Statale del Passo della Scoffera cercando di eliminare elementi nemici dislocati sul Ponte della Paglia e al Posto di Blocco della Doria allo scopo di assicurare il nostro controllo sulla Statale predetta.”.(sic)
GE. Apr’45 – Delegazione ligure P.d’A./G&L nei giardini dell’AcquasolaNella fase finale del conflitto, pertanto, parte delle forze G&L diUmberto puntò su Genova attraverso Bargagli, Prato e Sturla, e parte sul Tigullio e il Golfo Paradiso attraverso Gattorna, Uscio e Rapallo (con numerosi caduti specie in quest’ultima località, ma con la neutralizzazione di presidi tedeschi al Ponte della Paglia, alla Doria, a S. Eusebio e a Villa Parodi ) ottenendo a latere la resa diretta di cospicui reparti tedeschi e della RSI, sotto l’egida degli ufficiali statunitensi del III Btg. del 473° Reggimento di fanteria intervenuto a dar man forte dall’Aurelia.
Dopo la resa delle truppe germaniche del Gen. Meinhold e la liberazione di Genova, Umberto, tornato ad essere il dott. Antonio Zolesio Ufficiale di Marina, andò a dirigere l’Ufficio Stralcio Divisionale, insediato nei locali dell’Hotel Britannia, che occupò per circa un anno prima di defilarsi del tutto (in silenzio e senza nulla chiedere per sé) ed accettare un impiego presso la Banca Commerciale Italiana. Uno dei suoi primi atti amministrativi di rilievo, compiuto appena insediatosi all’Ufficio Stralcio, era stato quello di consegnare nelle mani del Lieutenant RNVR della Royal Navy P.M. Donald la somma di £it. 6.257.866 (già appartenente al Comando Marina Genova) affinché la trasmettesse al Ministero Marina a Roma. Era il 18 maggio 1945.

“Battaglioni della morte, battaglioni della vita, a Primavera si chiude la partita…” cantavano i marò repubblichini della “S. Marco”. La partita s’era, sì,  chiusa ma non nel modo da essi auspicato.

[© CIVITELLA – 2010]

 

 

2. Scheda dei Caduti ai quali sono state intestate le tre brigate che componevano la Divisione “Giustizia e Libertà – Giacomo Matteotti”

1 Brg. Piero Borrotzu
Nato a Orani (Nuoro) il 25.05.1921, S/Tenente in SPE dell’89° Fanteria Div. “Cosseria”, Volontario nella Brg. D’Assalto “Lunigiana” dopo l’8 settembre 1943. Catturato da reparti tedeschi e della X MAS si assunse la responsabilità di comandante per salvare questi (il T.V. Antonio Zolesio) e la popolazione residente da rappresaglie. Venne fucilato a Chiusola (SP) il 05.04.1944 dopo aver subito sevizie tanto efferate da restarne sfigurato. M.O.

II Brg. Luigi Lanfranconi “Antonio” (opp. “Sergio Canepa”)
Nato a Voltri (Ge) il  12.07.1913. Ex artigliere del R.E. col grado di Caporal Maggiore. Dirigente Brg. “G&L” cittadina e responsabile dei collegamenti tra questa e le formazioni partigiane della Val Trebbia e dell’alta Val Bisagno. Catturato a S. Pier d’Arena, tentò la fuga ma, inseguito, venne abbattuto da un brigadiere della G.N.R. di guardia alla sede della Prefettura Repubblicana il 20.02.1945. M.O.

III Brg. Prospero Castelletto “Baciccia”
Nato a Camogli nel 1906. Inseguito da un mandato di cattura dopo il 9 settembre 1943, poi condannato a morte per crimini contro lo Stato fascista, fu avviato dal P.d’A. nella zona del M. Picchiara in Val di Vara. Fece parte del 2° gruppo di forze ribelli costituitosi a Torpiana di Zignago a metà ottobre 1943 per iniziativa di “G&L”. Strettissimo collaboratore del Col. Giulio Bertonelli “Balbi” e V/Commissario di Brg. della “Colonna G&L” nella IV Zona Operativa, fu partigiano combattente, intendente, staffetta e organizzatore muovendosi indifferentemente da Genova alla Fontanabuona o da Camogli a Torpiana. Catturato una prima volta a Genova e riuscito a fuggire, venne ancora rastrellato in azione sul Picchiara ed ivi abbattuto con una raffica di mitra il 21.01.1945. M.A.

GE. 29 Apr�45 � Studio Avv. E. Lanfranco: Avv. Casimiro Wronowski con Prof. Mario Zino (�Lorenzo�) Segretario ligure P.d�A.

3 Numero dei volontari combattenti e dei quadri civili e militari di “G&L” periti nella lotta di Liberazione nella VI zona militare operativa

Partigiani di “G&L” caduti in azione: 41 (accertati).

Patrioti ai vertici del movimento clandestino P.d’A./”G&L” fucilati o deceduti in detenzione: 21 (accertati).

Ufficiali di S.M. ex R.E. ai vertici dell’organizzazione clandestina facente capo al P.d’A. e a “G&L”fucilati o deceduti in detenzione: 8 (stimati).

Gli elenchi degli effettivi  stilati  dalla Commissione  Regionale Ligure Riconoscimento Qualifiche, aggiornati al 30.09.1947, riportano  le  cifre seguenti (prt.n° S/8385/Org – S/8416/Org/c):

Formazioni “G&L” comprensive di squadre cittadine e SAP = Combattenti 747 – Patrioti 610 – Caduti 51.